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Messaggio  rossonemesis il Mar Mar 30, 2010 5:38 pm

Figu – Diego Milito

di Alberto Piccinini - 29/03/2010

MILITO, Diego. 30 anni. Prima punta dell’Inter. Detto “Il Principe di Buenos Aires” per via della sua somiglianza con Enzo Francescoli detto il Principe, ispiratore tra gli altri di Zidane il quale diede a suo figlio nome Enzo. Milito, al contrario, una volta ha commentato così: “Il soprannome lo porto con rispetto. Però non capisco questa storia della somiglianza. Non mi somiglia per niente”. Non è vero. Milito e Francescoli sono due gocce d’acqua. Il sospetto è che Milito ami essere un giocatore trasparente, misterioso, futurista. Uno che ha costruito il suo mito sulla capacità di apparire in area di rigore dove e quando meno te lo aspetti. Il personaggio non richiede perciò più di tanto: una vecchia figurina, i gol segnati per stagione. 18 fin qui, secondo in classifica dietro un altro anti-eroe come Di Natale.
“Riservatezza”, “rapidità”, “inventiva”, “adattamento”, Sono le caratteristiche che Guevara chiedeva ai guerriglieri in un testo del 1959. Si legga in questo senso l’intervista data da Milito a Giulia Zonca de La Stampa: “L’ultima volta che è andato in discoteca?” “Non me lo ricordo”. “L’ultima volta che è arrivato tardi a un allenamento?” “Non mi pare sia successo mai”. “L’ultima volta che ha litigato con qualcuno?” “Detesto i conflitti”. E si rivada con la memoria alla traversa, al gol in fuorigioco, al palo colpito a trenta secondi dalla fine della “partita dell’anno” Roma-Inter. Ovunque si producesse una mischia, rimpallasse un rimpallo, piovesse un traversone, Milito stava lì, pressocchè ignaro dell’andamento della partita, sospettiamo. “Rendere favorevoli tutti gli incidenti dell’azione”, procedeva comunque il testo di Che Guevara.
I vicini di casa, ma anche i tanti difensori beffati, potranno aggiungere prima o poi: “Sembrava una brava persona. Gentile. Buongiorno, buonasera, e via”. Milito arrivò a Genova direttamente dall’Argentina, seguendo a ritroso la rotta degli emigranti. La sua squadra, il Racing Avellaneda, l’aveva venduto per far cassa, dopo averle provate tutte, comprese le collette ai tifosi in cambio del nome stampato sulla maglia dei giocatrori. Figlio di famiglia medio borghese, il padre Jorge venne rapito nel 2002 in cambio di un consistente ricatto (cosa capitata in quel periodo ad almeno una dozzina di suoi colleghi). E’ fin da subito sul taccuino delle maggiori squadre (Juve, Roma, Milan, Inter) fin da quando è in Italia, ma solo a Genoa ha trovato vero amore (“Malati per Milito”, “Militomani”).
All’Inter a sostituire – con Eto’o e Balotelli – l’uomo-reparto Ibraimovich, partecipa all’esperimento umano messo in piedi da Mourinho con lo stile argentino di Samuel, Cambiasso, Zanetti: l’importante è farne uno in più degli altri. Lui ci mette il piede. Altri le mani, i pugni, la testa e tutto quel che serve. Maradona, che ha fatto parte di una delle Argentine più brutte, sporche e cattive della storia (però dall’alto del suo genio) e adesso fa il ct, lo vede bene. Potrebbe portarlo ai mondiali. A sorpresa, ovviamente.
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rossonemesis

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DIO LO BENEDICA

Messaggio  Jose Mourinho il Mer Apr 07, 2010 9:08 am

GRANDISSIMO CENTRAVANTI COMPLETO A LIVELLO OSCENO
E SOPRATUTTO UOMO IMMENSO
PRINCIPE TI AMIAMO

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